Dopo la mostra inaugurale del 2003, in cui venivano presentate opere appartenenti alla sua storia artistica e lavori inediti, Zorio ritorna con un allestimento di forte impatto centrato su un elemento ricorrente nel suo lavoro: la stella, figura atavica e cosmica, presente sin dal 1972 nel suo lavoro.

Nonostante le valenze d’archetipo e le risonanze di significato che in generale la stella possiede, a Zorio dell’immagine interessa la forza, non il valore simbolico, dei materiali, anche i più comuni, la possibilità di combinazione che genera positive conflittualità ed energetiche tensioni.

Lo spettatore sarà coinvolto in un viaggio dei sensi attraverso i contrasti e le dialettiche tra i materiali, cominciando da “Il marrano spinge il cosmo”, un organismo vivo di forte valenza materica, in constante tensione, in cui domina la trasparenza del plexiglas in precaria stabilità di fronte alla ruvidezza e alla robustezza di “Torre Roma Stella”, una struttura possente a metà tra scultura e architettura realizzata con materiali tratti dalla tradizione edile che sovrasta lo spazio: un labirinto di potenze sovrapposte che interagisce magneticamente con gli archi della galleria e che cela un’enigmatica fosforescenza.

Nell’opera “Il respiro della stella” le pulsioni diventano ritmo incessante, un ciclo reiterato di sensuali successioni di moto e stasi mentre in “Cuoio su giavellotti” la stella ferma, appoggiata su due giavellotti sembra disposta a decollare.

Il concetto di energia, costante che attraversa l’intera opera di Zorio, domina più che mai “Le luci e le stelle”, installazione dove i raggi di luce che sprigiona la stella fuggono dal buio originato dalla struttura che la nasconde.

Entra così in gioco, inaspettata, l’apparizione dell’alchimia che muta la percezione...

 

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo, edizione SKIRA/OREDARIA, con un testo critico di Germano Celant.

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