Il percorso artistico di Lorenza Lucchi Basili si è fino ad oggi sviluppato quasi interamente nel lavoro con spazi indipendenti e musei. La mostra presso Oredaria è la sua prima personale in una galleria, dopo quasi dieci anni di intensa attività espositiva in Italia e all’estero (è attualmente in corso una sua personale presso l’Art Museum della Radford University negli Stati Uniti).

Il titolo della mostra, Inside out, outside in, rimanda al testo di Perpetual change, una delle più note composizioni degli Yes, storico gruppo progressive degli anni settanta: “And one peculiar point I see/As one of many ones of me/As truth is gathered, I rearrange/Inside out, outside in, inside out, outside in/Perpetual change”. Il testo allude enigmaticamente ad alcuni degli elementi centrali della ricerca di Lucchi Basili: la complessità della visione e della molteplicità dei punti di vista, il confine tra interno ed esterno, il problema fenomenologico dello statuto di verità della percezione e del suo flusso.

Le opere di Lucchi Basili sono fotografie che hanno come unico soggetto l’architettura, ma che è riduttivo classificare come foto architettoniche. Le immagini corrispondono rigorosamente alle condizioni di percezione del momento dello scatto e non vengono mai manipolate successivamente. Esse partono dalle architetture per realizzare una sorta di ‘carotaggio’ fenomenologico, portando alla luce piani di realtà subliminali e mettendo in discussione i pregiudizi e le convenzioni sociali che definiscono e impoveriscono la nostra percezione del reale. L’indagine sulle architetture è in realtà un’indagine sulle società e sulle civiltà che hanno costruito questi manufatti, e ci parlano di sé attraverso un linguaggio rimosso che le immagini di Lucchi Basili riportano alla luce e con il quale ci costringono a confrontarci. Come scrive Mark Gisbourne nel testo in catalogo, “mentre tutti sappiamo che lo spazio urbano è un ambiente orchestrato dalle pratiche del town o city planning, le immagini di Lucchi Basili sono in grado di provocare un senso alternativo di de-realizzazione urbana”.

Lo splendore visivo e la qualità quasi pittorica delle immagini di Lucchi Basili non rispondono ai canoni estetici e concettuali di altre esperienze della fotografia contemporanea, che privilegiano aspetti documentali dichiarati e leggibili e si confrontano esplicitamente con problematiche sociali e politiche. Le immagini - che sono ottenute come vere e proprie istantanee senza alcuna pianificazione né controllo razionale all’interno di sequenze di scatti estremamente rapide, in un processo che ricorda quasi la libera associazione di significati tipica delle indagini psicologiche - possono fuorviare l’osservatore abituato al canone prevalente, inducendolo a pensare ad una ricerca concentrata su una dimensione estetica fine a sé stessa. Ma questo straniamento è un passaggio necessario per portare alla luce la bellezza scandalosa del rimosso di cui sono intessuti i nostri grattacieli, le nostre infrastrutture, e persino i nostri centri commerciali, e per responsabilizzare l’osservatore a prenderne atto. Ancora nelle parole di Mark Gisbourne: “ci vengono offerti indizi ma il significato visivo non è determinato, e questo è ciò che intendo quando dico che le immagini [di Luccchi Basili] sono collaborative con lo spettatore”. Le implicazioni sociali e politiche dell’indagine di Lorenza Lucchi Basili fanno riferimento alla lunga durata e non ci offrono lezioni precise, ma solo interrogativi, e si confrontano con il tema dello spazio e della percezione con modalità che più che agli artisti della sua generazione sono vicine al concettualismo fotografico di artisti come Jan Dibbets e Gordon Matta-Clark.

Il progetto Inside out, outside in presenta due serie fotografiche inedite, Spazio sessantatrè, Seattle e Spazio sessantotto, Vienna. Spazio sessantatrè, Seattle occupa l’intero ambiente principale della galleria ed è dedicata alla grande biblioteca pubblica progettata da Rem Koolhaas, che viene qui rimontata in un percorso narrativo nel quale le immagini dell’esterno e quelle dell’interno si alternano, in una relazione intensissima e quasi inestricabile con lo spazio architettonico circostante. Come in una frontiera frattale, il confine tra il‘dentro’ e il ’fuori’ viene attraversato continuamente, con modalità imprevedibili, fino a giungere al cuore dell’edificio nel quale invece il colore prende il sopravvento e rivela un mondo percettivo allucinatorio e profondamente inquietante.

Spazio sessantotto, Vienna, presentata in un ambiente più piccolo della galleria, consiste invece in tre grandi fotografie da una serie dedicata alla metropolitana di Vienna e, in modo finora inedito nel lavoro di Lucchi Basili, propone degli espliciti frammenti di presenza umana all’interno delle immagini, colta nell’atto di attraversare una sorta di mare metafisico. Le immagini di Spazio sessantotto, Vienna fanno parte anche del progetto che Lorenza Lucchi Basili sta preparando per la sua personale nell’ambito della sezione Statements di Paris Photo al Carrousel du Louvre, in programma dal 15 al 19 novembre prossimo.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo, edizione SKIRA/OREDARIA, con un testo di Mark Gisbourne.

 

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