La galleria OREDARIA Arti Contemporanee rende omaggio a Mario Merz con una mostra personale il cui percorso vuole evidenziare un aspetto fondamentale della sua ricerca artistica: il rapporto con la matematica. Per la mostra, realizzata in collaborazione con la Fondazione Merz di Torino, sono state selezionate alcune opere di carattere museale e una serie di disegni, tra cui un ciclo totalmente inedito, che fanno riferimento al mondo dei numeri e in particolar modo alla successione di Fibonacci.

A metà degli anni Sessanta la ricerca di Merz si sviluppa ed evolve verso una sperimentazione artistica che lo porta a realizzare le “pitture volumetriche” (Mila Pistoi), costruzioni di tele che inglobano object trouvès, materiali organici o industriali, la cui comparsa nell’opera contribuisce a designare l’artista tra i protagonisti dell’Arte Povera. Elementi come l’igloo (1969) e il tavolo (1973): l’uno “forma organica ideale […], nel contempo mondo e piccola casa” che l’artista pretende abitabile, spazio assoluto non modellato ma “semisfera appoggiata a terra” e l’altro  considerato come paesaggio sono strutture primarie e archetipiche, dichiarazioni estetiche e socio-politiche insieme, nel loro rappresentare il superamento definitivo del quadro. Dal 1970 compare la serie numerica di Fibonacci, una progressione in cui ogni cifra è il risultato delle due precedenti (0,1,1,2,3,5,8,13,21…). Merz interpreta la sequenza numerica – individuata dal matematico pisano Leonardo Fibonacci nel 1202 – come emblema della dinamica relativa ai processi di crescita del mondo organico, collocando sui propri lavori le cifre realizzate in neon. La ricorrenza di determinate forme riconducibili tutte alla spirale, come il triangolo, il cono, il vortice, visualizzate artisticamente, desunte o intraviste in una serie infinita di elementi per lo più organici, come chiocciole, rami, foglie, pigne, corna, è legata alla stessa serie di Fibonacci, trascrizione numerica di una figura che, partendo dal punto zero, si espande all’infinito con un andamento, per l’appunto, spiralico. Le sue grandi mostre sono caratterizzate da una pratica pittorica che assume sempre maggior rilievo, diventando “lunga e veloce”, habitat naturale per animali selvaggi e “preistorici” come il rinoceronte, il coccodrillo, la tigre, il bisonte, il gufo, portatori anch’essi di una chiara primarietà. Ampio rilievo viene dato alla pratica del disegno, che diventa protagonista di una serie di installazioni di grandi dimensioni.

L’artista espone al Carré d’Art - Musée d’Art Contemporain, Nimes (2000) e per la prima volta in America Latina con la mostra personale alla Fundación Proa, Buenos Aires (2002). Partecipa a ‘Zero to infinity: Arte Povera 1962-1972’ (2001), la prima antologica sull’Arte Povera nel Regno Unito organizzata dalla Tate Modern di Londra e dal Walker Art Center di Minneapolis. Il 6 novembre 2002 viene inaugurata l’installazione permanente Igloo fontana per il Passante Ferroviario della Città di Torino. Tra le numerose onorificenze, riceve la Laurea Honoris Causa dal Dams di Bologna (2001) e il Praemium Imperiale dalla Japan Art Association (2003).

Il 15 aprile 2009  presso i locali della galleria si terrà un incontro di approfondimento sul tema del rapporto fra arte e matematica ove interverranno lo storico dell’arte Philippe Daverio, il matematico Michele Emmer, l’epistemologo Gianluca Bocchi, il critico Giovanni Maria Accame. In quella circostanza sarà proiettata una videointervista in cui l’artista  si racconta.

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