La galleria OREDARIA prosegue una stagione espositiva dedicata ad artisti che hanno in comune il lavoro sullo spazio (con le personali di Zorio, Pirri ed Egger), presentando l’artista romano Ivan Barlafante. In me è una mostra articolata come un’unità totalizzante, che attraverso opere plastiche disposte negli spazi interni ed esterni della galleria, sulle pareti e, acusticamente nel complesso dell’area espositiva, invita i visitatori ad immergersi in un’esperienza percettiva e concettuale insieme, coerente con la particolare poetica dell’artista.

Questa linea di lavoro si esprime con la grande installazione fisico-acustica “Ti amo”, con la scultura di pietre e luce “Cuore bianco” e con una nuova calamita gigante costruita con materiali tecnologici di rifrazione luminosa dal titolo “Nel giorno del mio compleanno”, per citare solo alcune delle opere e installazioni. Il titolo, che rimanda all’intimità, è il contrappeso e la chiave per entrare in un mondo fatto di forme organizzate, dove la partecipazione a questa “ricreazione formale” è appunto in me. Artista attivo dai primi anni ’90, Barlafante non è nuovo ad operazioni in cui lo spazio viene usato come “territorio parallelo”, come la costruzione di una mappa celeste con stelle d’acciaio su una piazza pubblica di Praga, oppure il periscopio del sommergibile di terra e le calamite giganti presentate nella mostra “Scultura italiana contemporanea” a Sermoneta. In me si trova in bilico tra la  ricerca della “purezza del fare”, come esperienza personale dell’artista e la formalizzazione di un linguaggio delle opere che, specularmente, desidera presentarsi nudo, svincolato dalle ideologie, volto a una comunicazione da persona a persona. Interiorità ed esteriorità sono le due grandi polarità che animano in me. Barlafante ci trasmette la ricerca di un linguaggio capace di attraversare i piani della mente e delle manifestazioni “fisiche” della natura,  della soggettività e dell’oggettività. Una vocazione a raccontare “l’essere” con la poesia di forme nate dalla combinazione di gioco, intuizione e riflessione. Perciò nessun risultato del suo lavoro può essere considerato definitivo, essendo importante il processo che lo sostiene che contende alla scienza quel “ramo d’oro” del risveglio alla presenza della natura come infinita varietà.

E’ questo il contesto nel quale Barlafante sviluppa una produzione che muovendo dall’arte concettuale si collega a esperienze trasversalmente derivanti dalla land art, da fluxus e dall’arte povera, distillandole in oggetti tridimensionali e ritmici. Il suo lavoro, improntato dal rigore estetico, si muove su quei sentieri primitivi della conoscenza dove la materia intesa come impulso sensibile, la percezione e la mente, si fondono musicalmente nel linguaggio, segnando “ sospensioni ideali“ fruibili e limpidamente eseguite.

Andrea Orsini                                                                                                                                         

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