Per l’artista, l'opera d'arte è essenzialmente idea, progetto, e la tecnologia è lo strumento che gli consente di realizzare opere sempre più vicine all'idea: in questo senso l'opera d'arte é perfettibile.  La meccanica quantistica e la fisica atomica sono alla base di un linguaggio sintetico, coinvolto nelle ricerche legate alla dimensione spaziale e, soprattutto a partire dal 1964, orientato verso la luce intesa nella sua fisicità, come materia, senza alcun significato simbolico o mistico.

Lo spettatore sarà immerso in un’analisi della percezione, che viene ribaltata e contraddetta dalla natura delle forme essenziali della realtà.  In questo senso, anche se nel vocabolario di Mochetti rientrano razzi, aerei e prototipi di macchine da corsa, lo spazio in mostra resterà apparentemente e paradossalmente fermo e vuoto. Inserito tra le colonne della galleria, il centro dello spazio e di un cerchio immaginato al suo interno sarà segnato tangibilmente e metaforicamente da un asse sormontato da una microfusione posta all’altezza  dell’orizzonte ottico. Una “linea di mercurio” segnerà l’intero percorso della galleria, e su questa linea una sorgente luminosa segnerà un punto di luce. Lo spettatore, percorrendo in tutta la sua lunghezza la linea, vedrà spostarsi puntualmente il punto di luce. “Siamo nel mondo del flusso e dell’evento, in cui non dominano la limitazione e la fissità ma il fenomeno di frontiera, come la luce che è libera di tracciare un percorso imprevedibile”.

Germano Celant

 

INTRODUZIONE

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