L’opera di Ettore Spalletti è caratterizzata da una grande purezza formale. Volume, peso e colore coincidono: la forma è una massa piena, il colore fa corpo con il volume. Un lento lavoro che l’artista descrive così: “Quando la pasta è ancora fresca, ci metto il colore, e il colore viene assorbito, e quindi lo spessore diventa tutto colorato. Però il colore non è reale, viene restituito attraverso la quantità di bianco che ho messo nell’impasto…Dopo, quando la pasta è asciutta, ci vado su con la carta abrasiva”. Queste opere sono pittura e scultura insieme.

Non c’è pittura nel senso tradizionale del termine ma identificazione tra il colore e il supporto, non c’è scultura nel senso del modellato, anzi non c’è traccia della mano sensibile dell’artista perché la carta abrasiva cancella ogni eco di emozionalità. L’opera è un oggetto solitario, una presenza muta e autonoma. Deve sembrare che l’opera si sia fatta da sé. Niente si deve poter togliere o aggiungere. L’opera va letta non come una superficie, ma come uno spessore. ‘Nerazzurro, rosa tenue’ è una mostra che comincia in uno spazio  su strada della galleria dove, quasi come un prologo, una piccola casa sembra immergersi in un grande lago rosa, un piano cromatico che taglia lo spazio. L’opera di Spalletti, infatti, è un invito a calarsi nel colore che, da pittore, l’artista vuole offrire, come una delicata carezza, allo spettatore. Il vuoto è la caratteristica spaziale della galleria Oredaria che subito colpisce Spalletti ed è proprio l’idea di vuoto che costituisce l’idea di partenza dell’allestimento.

Come di consueto Spalletti mescola opere storiche (Rosso porpora, 1991 esposto a Documenta nel 1992 o Coppia legata del 1987) con opere recenti e inedite (come Senza titolo, azzurro; Senza titolo, grigio tenue e Azzurro, sereno tutti del 2005). Disegno, cipria (2002) accosta in un indivisibile dittico una tavola quadrata a una che unisce le diverse espressioni della linea: orizzontale, verticale, obliqua e curva. Lo stesso andamento mistilineo torna nella sezione della scultura in marmo nero del Belgio significativamente intitolata Colonna, disegno (2004). Infine Spalletti ci regala un brano di cielo con il dittico Così com’è (1999) circondato dal bagliore di un raggio luminoso, riflesso dell’oro sui bordi rastremati.

 

In occasione della mostra sarà publicato un catalogo SKIRA/OREDARIA con un testo critico di Laura Cherubini e la fotografia di Mario e Gino di Paolo.

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