Nel lavoro dell’artista la realtà richiede di essere contemplata, si riflette su se stessa, si nasconde e si deforma dietro lo sguardo. Installazioni, sculture e disegni richiedono calma e raccoglimento, invitano a perdersi al loro interno, impongono la necessità di fermarsi a scrutarli attentamente per distinguere sfumature, dettagli e particolari celati dietro materiali atavici come il marmo nero del Belgio o contemporanei come la camera d’aria.
I lavori in mostra compongono una struttura apparentemente lineare che nasconde tuttavia una circolarità intrinseca. Analizzando la Storia come catena di eventi e non come un accumulo di rovine, il percorso si snoda come un vortice che ripercorre lo sguardo obliquo dell’occidente.

Una grande rappresentazione dell’Africa, luogo degli albori dell’uomo, disegni delle culture che hanno popolato il mediterraneo, deformati da una lente concava, fino ad arrivare a una grande mappa geografica riflessa, scrivono una antologia dello sguardo occidentale. Mentre in alcuni lavori predomina il contrasto tra i materiali, in altri la superficie viene divisa in frammenti geometrici. “Geometrizzare” un luogo significa, infatti, dominare e impossessarsi di un territorio, tracciando i suoi confini per imporre o stabilire regole, norme e prescrizioni.
Le grandi narrative, gli schemi di cultura globale o totalizzante che organizzano e spiegano la conoscenza e le esperienze, hanno tentato di imporre sistematicamente la propria visione al resto del mondo. Nello stesso modo, la sopraffazione dell’immagine nella cultura visiva contemporanea e soprattutto la sua manipolazione consapevole hanno provocato il fenomeno di non riuscire ad allontanare la pupilla. Lo sguardo rimane incollato perennemente a una finta certezza che comporta una vertigine inconsapevole, una fragilità delle sicurezze che lacera ogni possibilità di equilibrio nella percezione.

In questo modo, lo sguardo deformato dell’occidente, pieno di pregiudizi dialettici, e prevaricante su ogni altra considerazione si ribella anomalo, esiguo, circoscritto e obsoleto. L’artista manifesta di conseguenza l‘urgenza di disobbedire, re-imparare, cercare nuove forme di confronto con il passato, di modificare in definitiva lo
sguardo verso il mondo e ridisegnare una percezione e una cognizione alternativa delle cose, addentrandosi silenziosamente in contrapposizione alla mercificazione dell’immagine.

 

A cura di Angel Moya Garcia

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